25/1826, il giorno del carboidrato
Pubblicato su avec la jupe con i tagniente, noia il 11 Maggio 2008 da lapupachasonnonoia, assoluta noia.
niente da raccontare.
noia, assoluta noia.
niente da raccontare.
oggi alla fine del momento q+a con matt mullenweg volevo alzarmi e fare anche io una domanda, la più utile e interessante di tutte: “sorry, are you single?” non l’ho fatto solo perché sono dannatamente timida.
(in realtà il ragazzo è molto carino, molto giovane, simpatico e alla mano, dicono che abbia rinunciato a un’offerta di 200 milioni di dollari per wp, ma quando gli ho detto che sono in totale estasi creativa per il nuovo photoblog template di wp ha detto, “ah bene”… ah bene mi pare riduttivo…)
if needed, i can translate, no problem
i nerd non portano tutti gli occhiali spessi e brutti.
i nerd sono spesso amministratori di tutte le blogger.
i nerd hanno prestigio e mangiano focacce con fesa di tacchino.
i nerd sono allergici al polline ma se ne fottono.
i nerd hanno gli occhi belli, i jeans leggeri, le gonne lunghe o i pantaloni strappati.
i nerd che passano un sabato a milano al parco sempione per un camp sono i miei nerd preferiti.
almeno 2 libri da portare via? date un’occhiata qui e ditemi cos’è che sto perdendo e che potrei leggere a roma.
grazie.
la mafia è una montagna di merda
(peppino impastato, da un articolo del giornale l’idea socialista, 1966)
sono in panico. in quel panico che sussurra all’orecchio voluttuoso “e se poi ti annoi? e se poi non vedi nessuno perché nessuno ti vuole vedere? e se poi finisci a parlare da sola? a guardare serie tv? a mangiare sempre da sola?”.
ecco sono in quella fase della preparazione alle ferie.
se di notte ti fischiano le orecchie, beh, magari qualcuno ti sta sognando. beh, avanti… chi di voi mi stava sognando stanotte alle 4?
per inciso: io sì. tu no.
vedi un po’ tu.
ho un limite che conosco molto bene, lo conosco così bene che gli ho dato un nome: limite stronzo.
ne conosco i colori, le sezioni, il rumore che fa quando si mette sull’attenti perché lo stai per sfiorare, il brusio che fa quando lo tenti ma (gallina!) non gliela dai. ne conosco la sensualità di quando mi tenta e (pinguina!) gliela dò. la passione di quando mi fotte. il ghigno di quando poi mi lascia lì, distrutta, lasciandomi segni, graffi sulla schiena. e i morsi sul collo, che poi guardo e sospiro.
adulatore, bastardo, è il mio limite più assoluto, lo riconosco nelle consuetudini che riprendono e non voglio che succeda, nella mano che non resta dove vuole restare ma tentenna e se ne va, nelle pause pranzo guardinghe che so di non potermi permettere, nella guardia bassa, nella necessità di chiamare e non farlo mai, nelle domande preventive, nel non abbandono, nel controllo assoluto, nell’azzuffarsi di persone attorno e nel mio guardarle impietosa, sapendo che non sarà un livido a renderle vincitrici.
lo sento il sonaglio che trilla. lo vedo, il limite stronzo, che compone il mio numero ma poi non schiaccia il pulsante verde. fra un po’ parto: dimenticherò casualmente il cellulare a casa.