come dentro a un film, un giorno
metti che tu e lui siete proprio identici. fino al midollo. è quasi evidente, palese, scontato. a chiunque. avete le stesse storture, le stesse magagne. gli stessi pregi, che nascondete in una risata fragorosa (la sua) e in un sorriso un po’ perplesso (il tuo). un’intesa di cui ti hanno chiesto, e che tu hai sempre negato, ben oltre l’evidenza. ben oltre i regali sbirciati, gli imbarazzi, gli sms, le telefonate, le mail incrociate di amici che verificavano cosa stesse succedendo.
metti che vi siete riconosciuti all’istante e che avreste potuto cedere. ma dei due uno non l’ha fatto. e l’altro lo sa perfettamente perché è andata così. non ci sono scherzi o inganni, le cose si sanno, si gioca a carte scoperte. non che la cosa sia più semplice, ma le regole esistono.
ecco metti tutto questo. e metti che poi ne parlate, fin troppo, tanto che ti viene il vomito perché tu non sei più così, quell’angolo del tuo carattere lo hai smussato con il tempo: non ti interessa più parlare, sai che serve solo a riscaldare un piatto già bello che servito e se fa schifo, ormai fa schifo. e parlarci sopra a un’omelette troppo cotta o a una maionese impazzita o a un soufflé moscio non fa altro che amplificare l’errore commesso dal cuoco.
e metti che una sera sei in palestra sullo step e sudi: in quei 10 minuti di livello 6 ti ritrovi a rivedere il tutto e lo vedi scorrere come un film, togli i particolari, lasci i campi lunghi, elimini i dialoghi per eliminare le bugie, i marchingegni, le noiose regole (che esistono) che impongono strategie e ammiccamenti. lasci dei tanti un solo momento topico, in cui un vaso cade, un gancio del reggicalze fa fatica a aprirsi oppure un uomo corre dietro a un tram che però non lo aspetta oppure una donna dal parrucchiere lascia il suo ombrello brutto per prenderne uno nuovo.
la presa diretta è fatta da una bici, che sfreccia senza luci, senza drin drin, senza mai fermarsi, senza mai appoggiare il piede a terra.
il film che stai dirigendo dura poco più di 10 secondi: parte da dio e il finale non è scontato.
alla produzione lo hai detto chiaro e tondo, del resto, “non voglio la limo, non voglio i fiori, non voglio niente di tutto questo”.
e non te ne frega un cazzo se le regole di hollywood vogliono il lieto fine: le regole esistono.
per essere infrante.
22 Novembre 2007 a 6:02 pm
“voglio la favola” disse quella gran culo di cenerentola, già.
23 Novembre 2007 a 5:14 pm
c’è del gran materiale in tutto questo.
è vero, vero.