allergica a nulla, o quasi

quante volte sono stata in un pronto soccorso? due. una volta all’oftalmico (quando poi mi sono rubata la macchina da sola), l’altra per accompagnare un’amica salva per miracolo. due fino a oggi.
con i dovuti scongiuri mi sento una persona molto fortunata. sono anche un’ipocondriaca molto controllata. ho imparato a farlo con fatica. non mi impressiono per un mal di testa o per un mal di denti. non soffro di allergie.
stamattina mi sono svegliata con delle strane macchie sulla faccia, ma ho pensato: “ecco, hai dormito troppo”. otto ore per me sono troppe.
ma nel momento in cui mi sono ritrovata a grattarmi in modo compulsivo anche l’interno dell’orecchio è scattato l’allarme.
farmacia: reazione allergica. zirtec. otto euro e novanta per una medicina che non comprerò mai più.
ho chiamato luca con cui ieri sono andata a vedere luttazzi e poi a prendere un kabab: come stai? non sono morto. non scherzo… bene, ma ti porto in pronto soccorso.
la lingua si gonfiava e il piercing tirava. ho fatto fatica a respirare per un po’. poi sono passati vale e fede per tenermi compagnia mentre arrivava luca. fede mi dice, hai provato la febbre? no. prova la febbre. metto il termometro sotto l’ascella. inizio a stendere. adesso ti siedi mentre provi la febbre. ok. 36.8. non è un’infezione.
arriva luca. sei maculata… e io penso, addosso lo stile animalier.
andiamo al sacco. aspettiamo poco meno di un’ora durante la quale espongo alla sfortunata vittima indiretta della mia allergia la situazione teologia della chiesa protestante in italia.
poi mi chiamano. l’infettologo mi visita e fa apprezzamenti vari su tatuaggi e piercing.
mi chiede com’è che ho preso lo zirtec e gli dico che se non lo avessi preso mi sarei già spogliata per il caldo e avrei tutta la pelle scorticata dal grattume.
mi dice che mi fa fare un’iniezione di cortisone (che però non segna sul referto) e chiama l’infermiere. quando questo arriva mi dice “come la facciamo? preferisce sdraiata o in piedi?”, e io gli dico: “non lo so, non ho mai fatto un’iniezione intramuscolo in vita mia”. il medico sagace “nemmeno i vaccini?”. e io: “quelli non sono iniezioni quelli sono vaccini”. quell’uomo non ha senso dell’umorismo, ma mentre l’infermiere mi buca il culo mi spiega per filo e per segno che devo prendere del cortisone se domani mi sveglio ancora con le macchie (nb. se domani mi sveglio ancora con le macchie torno di filato al pronto soccorso).
esco e mi sento meglio, non per il cortisone, ma per il semplice fatto di essere uscita dal pronto soccorso.
mangiamo velocemente in feltrinelli, poi passiamo da darty a vedere per il mio monitor. ce n’è uno in offerta. non sono abbastanza tranquilla per dire “sì lo voglio”. torno a casa e voglio solo dormire. incredibilmente mi è tornato da grattarmi.

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