milano, forza 9

stamattina esco presto, caracollo fino a un hotel di lusso, mi infilo in una stanza e ascolto ascolto ascolto. poi mi danno un passaggio in macchina fino all’ago, e si riparte.
esco di corsa, una fermata di metro in meno, incontro i miei genitori, abbiamo una roba medica da fare, tutto va bene.
mentre siamo lì che parliamo mi ritrovo in piedi affianco a mio padre seduto e io gli metto la mano sulla spalle, un abbraccio non stretto.
gli sento il batticuore. se non fosse mio padre potrei dire di averlo fatto innamorare.
poi a piedi fino a casa, pasticceria e poi subito fuori, metropolitana, intanto leggo, ascolto musica, mi preoccupo dei conti, della metratura, delle pratiche burocratiche, delle omonimie, penso penso penso.
mentre sono lì appesa a un apposito sostegno mi dico che non ho preso il numero della prenotazione del radiobus.
scendo dalla metropolitana, citofono, salgo: prendo una gomitata contro uno spigolo, mi infervoro per una cazzata (che lo so che è una cazzata, ma io sono una cagacazzo), e poi incredibilmente c’è un istante preciso in cui mi appoggio allo stipite della porta e mi rilasso.
io mi rilasso. forse se fossi a casa potrei anche collassare sul divano, qui mi rilasso e basta. però sento la schiena cedere e potrei accoccolarmi ovunque, serena. mi rilasso come non succedeva da tempo.
poi si mangia. non ricordo altra occasione in cui io abbia mangiato a tavola con due uomini senza aver cucinato. si chiacchiera e scopro lavori impensabili, scoprono che io non bevo vino e ovviamente questo presta il fianco a numerose considerazioni, si chiacchiera. e la torta ai frutti di bosco non è per niente male.
si fa una certa, io ho il radiobus, saluto di fretta. scendo, mando un sms a franz, aspetto, è in ritardo. in fondo l’orologio di loreto segna le 00.05. ho 3 minuti per prendere l’ultima metropolitana, chiamo il radiobus e mi chiedono il numero della prenotazione, non lo so, se non lo so, non mi possono aiutare.
corro in metropolitana, la prendo al volo, a pagano per caso mi accorgo che è diretta a molino dorino e non a bisceglie. scendo. aspetto, cambio, prendo, faccio.
nel frattempo finisco un libro. ascolto fango fino a scoppiare pensando a chi è andato alla festa stasera.
torno a casa, piscio isotta, scrivo due mail di lavoro: una la mando, l’altra la rileggo domani mattina.
mi lavo i denti e mi accorgo che non ho nemmeno lavato i piatti a casa dei miei gentili ospiti. io sogno una poltrona in cucina, io lavo i piatti e qualcuno mi fa compagnia raccontandomi cose, ridendo, ascoltando musica, stando bene.
lo sogno, forse sta per diventare realtà.
stop. mi fermo. buona notte.

Una Risposta to “milano, forza 9”

  1. anche io la poltrona in cucina. rossa, sfatta, d’angolo, sotto una lampada Arco di Castiglioni.
    ed è subito sera.

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