stupori

ho riavuto davanti a me un mattino di sole e di agosto quando io e v. siamo salite su una macchina di uno sconosciuto che ci ha portato – curva dopo curva – fino a calasetta.
nella sequenza dei frame ci sono il piede destro scalzo sulla frizione, la curva troppo ampia, le saline viste da lontano, un cartello giallo in inglese appeso alla recinzione, una città mai vista e poi un mare che non l’ho più visto così.
per due minuti non sono riuscita a schiodarmi dalla seggiola, cercando popcorn e bomboniera, incurante della coppietta affianco che si smanaccia, guardando il mio film, una visione privata di un film tondo, in una vita diventata quadrata.

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