metropolitana di notte

lei urla come un’ossessa. batte i piedi, lo chiama bastardo, lo urla bastardo. cammina avanti e indietro, strappa fogli di giornale. “devi andartene, vai via, scendi” gli urla.
lui la guarda, piange perché non ha alcuna voglia di andarsene.
io, io li guardo dall’altra parte della carrozza, piango perché… perché non lo so.

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