ovosodo – the lady is crap, 1

oggi sono scesa con isotta. mentre scendevo la mia vicina vecchia e cagacazzo del primo piano era in ciabatte e smadonnava perché qualcuno aveva lasciato il portone aperto.
quelli del primo piano sono tutti un po’ strani: lei è vedova da qualche anno e suo marito era così stufo di avere una moglie rompicoglioni che passava le giornate seduto su una sedia di formica sul balconcino restaurato con marmo funebre; l’altro ha 90 anni, si continua a rompere le ossa cadendo dalle scale ma ogni mattina va a comprare il latte e ogni notte urla qualcosa alla tv ma non capisco mai bene cosa (nulla mi toglie l’idea che in realtà guardi film porno, ma vabbé); poi abbiamo la famiglia mista – lui italiano con un figlio, lei filippina, e poi giovanna la figlia del loro matrimonio – e lui mi guarda sempre il culo e lei mi chiama puttana (non scherzo). e poi c’è una famiglia numerosissima e parecchio caciarona.
insomma io scendevo con isotta, lei si lamenta, io saluto, auguro buongiorno e esco. torno e lei mi aspetta sulla porta “ha chiuso il portone?”. no, se è aperto a qualcuno servirà aperto, comunque esco ancora fra due minuti e lo chiudo.
la porta della famiglia numerosa si apre e i numerosi figli si mettono a giocare con isotta sul pianerottolo. la cagacazzo inizia a dire – con quel tono della voce indisponente e lamentoso che si ritrova – che con tutto quello che si sente dire in giro bisogna stare attenti, perché non è che tutti sono come me, che vado in giro, loro restano in casa e se poi entra un malintenzionato? e con tutti sti stranieri pericolosi e violenti, eh? eh? eh? eh? perché devo stare attenta io a portarmi a casa tutta sta gente, tutti sti uomini (peraltro visto che me la porto a casa solitamente sul tardi, la signora deve avere un registro delle entrate e delle uscite)… che poi se per colpa mia ci entra in casa uno straniero malintenzionato? non so un rumeno? un cinese? un sudamericano?
io la guardo e poi guardo la ragazzina che la sta guardando: è la quarta (e non ultima) figlia di una coppia di cileni che vive al primo piano da un anno. la guardo e penso, ma forse lo dico pure, “tranquilla, fra un po’ sta stronza muore”. recupero il cane, recupero le forze, faccio un piano di scale e apro la mia porta, radio popolare sta ancora vomitando le telefonate degli ascoltatori che dicono che la sinistra ha perso perché nessuno di loro si preoccupa della sicurezza, delle figlie che non possono uscire di casa, degli stranieri, degli scippi, delle vittime.
certo, delle vittime. perché è di vittime che si parla.

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