32/1826, il giorno del silenzio assordante

ho aspettato a uscire quando mancavano 20 minuti. ibra aveva segnato e la roma non aveva più lo scudetto che per un tempo e mezzo le era stato cucito sul petto.
ho camminato nel ghetto e poi sull’isola tiberina facendo foto, godendo della mancanza della gente. in qualche via si sentivano voci amiche raccontare il rimasuglio di campionato che correva lungo gli inter/stizi dei sampietrini.
pol, poi il silenzio più assordante che io abbia mai sentito: il silenzio di una città che si lecca la ferita di una sconfitta inattesa per una sfida ancor più inattesa.
non uno sberleffo, non un clacson laziale. nulla. solo un gigantesco e frastornante silenzio. dignitoso, e orgoglioso. con calma poi si esce di casa: aperitivo in campo dei fiori, gitarelle oziose da pasquino, qualche compera su via del corso.
mentre luca mi diceva che alla fine della partita in duomo c’erano 50 persone ma tempo di arrivare in rai a corso sempione c’erano già i caroselli. e il braciola mi dice che ho perso l’occasione di vivere un’emozione grandissima. che, non lo so? ho pure tifato giallorosso.

Una Risposta to “32/1826, il giorno del silenzio assordante”

  1. Frankville dev’essere tutta giallorossa. Niente clacson, gente a passeggio. Bella cittadina, in effetti.

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