crocicchi di suole consunte

oggi avevo bisogno di camminare. ho incontrato un amico giornalista e poi sono andata un po’ in giro per roma, autisticamente come mi accade spesso nelle città che conosco. fabio dice che vivo in modo abitudinario: vero. alla fine fine faccio sempre i soliti giri, vedo sempre i soliti posti, faccio la spesa sempre nello stesso super, alla fine faccio amicizia anche con i commessi di feltrinelli e con i camerieri di pascucci.
visto che non avevo niente da fare di preciso ma solo molta voglia di camminare, ho scelto la via più smaccatamente sfidante: ho fatto il giro delle istituzioni. palazzo madama, montecitorio, viminale, campidoglio, piazza farnese, quirinale. non in questo ordine, passando per via dei serpenti, santa maria maggiore, piazza esedra, termini e via dei maroniti.
ho camminato e un po’ ho pianto. perché è giusto che sia così, io quando mollo gli ormeggi, mollo il controllo e mi sento respirare pure l’alluce valgo, poi piango. perché solo se piango riesco a fare respirare pure i lobi delle orecchie. e con loro il centro del mio mondo.
mi sono fermata a quasi ogni angolo, per scrivere lettere d’amore, lettere di scuse, appunti strani, richieste di affetto e di attenzione, pensieri porci e sessuosi, citazioni, buoni propositi, twit di inchiostro. ho una moleskine così gonfia di parole che fra un po’ mi va in iperventilazione.
ho mangiato riso cinese camminando, incespicando con le bacchette e macchiandomi con la salsa di soia. ho ascoltato 4 ore di musica e ho cantato ad alta voce, mentre accarezzavo vestiti, biancheria intima e copertine di libri.
ho vissuto fuori dal mio corpo per dieci minuti da mel bookstore. ho guardato con faccia insipida la farmacista che in cambio di 6 euro e 11 mi ha dato un (pessimo) collirio monodose senza acido jaluronico. mi sono rifiutata di darle il mio tesserino sanitario.
ho sempre più presente a me stessa il fatto che non voglio avere una televisione in casa.
ho mandato un paio di sms che aspettavano da mesi. ho pensato con cupidigia inaspettata e non concessa a lui, e con un po’ di sana ma affrontabile amarezza a lui.
ho camminato davvero a lungo: davanti alla sede della provincia, ho preso una storta, mi sono messa seduta su uno scalino e ho rovesciato sul mio piede la bottiglietta di acqua lilia appena comprata, tanto avevo chiesto acqua naturale fuori dal frigo e il tipo del bar mi aveva dato quella frizzante, ghiacciata.
sono giunta alla conclusione che capisci dove c’è “potere” a roma dal numero di crocicchi di gente che si formano intorno al portone. un sacco davanti a montecitorio, un sacchissimo davanti a palazzo madama, infiniti davanti al segretariato generale della presidenza del consiglio.
ho zoppicato un po’ e, tornando verso casa, ho notato che davanti a palazzo grazioli non c’è mai nessun crocicchio di persone.

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2 Risposte to “crocicchi di suole consunte”

  1. ho notato che davanti a palazzo grazioli non c’è mai nessun crocicchio di persone.

    Beh, facile: si saranno trasferiti tutti all’entrata di Palazzo Chigi. Brrr.

  2. Ci vuole sì, ogni tanto ci vuole

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